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Essere
sorella o fratello di persona con SD
Di Carla Fermariello
ed Alessandro Gwis; pubblicato su Sindrome Down Notizie,
n.2-2002
La presenza di una persona
con SD in una famiglia determina nel vissuto del fratello
o della sorella "non Down" un rapporto con la
sindrome molto differente rispetto a quello del padre e
della madre. Ciò avviene per diversi motivi; in primo
luogo, una evidente diversità dei ruoli; infatti,
mentre quello del genitore si caratterizza per responsabilità
e autorevolezza, quello del fratello e' piu' "complice".
In secondo luogo per una serie di fattori: quelli biografici,
relativi alla condivisione piena dell’infanzia e dello
sviluppo fino all’età adulta, e quelli culturali,
fortemente legati alle conquiste politiche, sociali e scientifiche
che la nostra società ha raggiunto grazie all’impegno
delle famiglie e degli operatori.
Nel 1996 per la prima volta alcuni fratelli e sorelle di
persone con SD si sono incontrati, grazie alla sensibilità
della dott. Anna Zambon Hobart, per raccontare e confrontare,
in modo assolutamente libero e informale, la propria esperienza.
Quell’incontro, che si svolse con una metodologia
denominata tecnicamente "gruppo di auto-aiuto",
fu semplicemente straordinario perché offrì
ai partecipanti l’opportunità di parlare di
che cosa volesse dire avere un fratello o una sorella con
la SD e in che modo e quanto questo caratterizzasse le loro
vite.
La presa di coscienza di un legame affettivo "diverso"
e di un modo "diverso" di vivere la propria realtà,
dentro e fuori la famiglia, ci ha spinto a creare il Gruppo
dei fratelli e delle sorelle. E’ importante per noi
sottolineare che non si tratta di un’associazione
per così dire "ufficiale". La caratteristica
fondamentale del gruppo è la sua informalità,
vale a dire che l’adesione dei suoi membri è
assolutamente spontanea, e dunque non mediata o proposta
dai genitori né organizzata dall’Aipd (pur
operando a contatto con l’Associazione e con la "Fondazione
italiana verso il futuro" il Gruppo è di fatto
indipendente da esse). Se una sorella o un fratello vogliono
parteciparvi, possono farlo liberamente e in varie forme:
ad esempio, se ne hanno voglia, entrando a far parte di
un gruppo di auto-aiuto, oppure iscrivendosi alla nostra
mailing list (una sorta di forum telematico usato per tenersi
sempre in contatto e scambiarsi informazioni e consigli),
o infine semplicemente mettendosi in contatto con noi senza
partecipare in modo continuativo alle nostre attività.
Come si comprende facilmente, tutto ciò è
volto a costruire una rete di sostegni destinata a coloro
che desiderassero confrontarsi e approfondire un aspetto
fondamentale della loro vita, la disabilità, che
pur non riguardandoli in prima persona di fatto li coinvolge
in pieno. La possibilità di avere uno spazio indipendente
e autogestito dove i fratelli possano parlare esclusivamente
di se stessi, sia in rapporto alla SD che non, è
stata per tutti noi una grande conquista esistenziale ed
emotiva.
Anche se l’attività più importante del
gruppo rimane comunque l’organizzazione dei gruppi
di auto-aiuto (che tuttora continuano con successo), recentemente
abbiamo iniziato a lavorare per far conoscere la nostra
esperienza presso tutte le realtà che si occupano
di SD. Proprio per questo motivo, dopo qualche anno di "rodaggio"
fatto a Roma, abbiamo cominciato a prendere contatti con
le altre Sezioni Aipd e ci siamo confrontati anche con le
altre Associazioni che si occupano di SD in occasione della
conferenza che si è svolta a Milano nel marzo 2002.
Nel corso di questi anni abbiamo maturato la convinzione
che anche i fratelli e le sorelle debbano essere considerati
soggetti attivi nelle dinamiche che riguardano globalmente
la SD, considerando anche il fatto che essi, non va dimenticato,
sono le persone che vivranno più a lungo con il fratello
o la sorella disabile e che non vedono l’età
adulta della persona con SD come un "dopo di noi"
ma come il normale proseguimento di un legame e di un rapporto
che ha caratterizzato e continuerà a caratterizzare
la loro vita.
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