|
Recensione del film "Alla ricerca di Nemo"
LA
PINNA FORTUNATA*
di
Alessandro Capriccioli
Mi
capita con una certa frequenza di guardare un film,
o più spesso un cartone, insieme al più
grande dei miei due figli, Andrea, che ha compiuto
cinque anni il giorno di primavera, e che ha conosciuto
la disabilità da quando è al mondo grazie
al confronto quasi quotidiano con mio fratello.
E unabitudine che coltiviamo con un certo
compiacimento ogni fine settimana: lo vado a prendere
il sabato mattina, ce ne andiamo al supermercato a
scegliere quello che mangeremo insieme nel week end,
portiamo il cane a fare un giretto e poi pensiamo
al cartone che guarderemo insieme la sera; il che,
in genere, si risolve in una disputa accesa e articolata,
che finisce per essere il momento più divertente
della giornata. Tuttavia qualche settimana fa, quando
nei negozi è apparso il DVD di Alla ricerca
di Nemo, ci siamo risparmiati la solita mezzora
di concertazioni e siamo tornati a casa con pochi
dubbi e con la scatola nuova di zecca nella bustina
di Blockbuster.
Tendo a immedesimarmi molto, forse troppo, nel ruolo
di educatore che è insito nella figura del
papà; ogni volta che guardo un film con Andrea
non resisto alla tentazione di chiedergli se quel
film ci insegna qualche cosa, o più semplicemente
se se ne può trarre una morale, e di spiegargli
quale sia, secondo me, il significato di quello che
abbiamo appena visto insieme. Per non sbagliare, spesso
mi sorprendo a prepararmi il discorsetto mentre il
film è ancora in corso, col risultato che mi
trovo a rifletterci per primo io stesso, molto più
attentamente di quanto mi capiti quando sono da solo.
La
storia del film è quella di Marlin, un pesce
pagliaccio che, dopo laggressione di un barracuda
alla propria casetta appena costruita sotto un corallo,
si ritrova ad allevare da solo lunico figlioletto
superstite, Nemo per lappunto; il piccolo è
sveglio e curioso, ma è nato con una pinna
atrofica, il che gli attira addosso le ansie del papà,
che vorrebbe preservarlo per sempre da tutti i pericoli
delloceano sconfinato.
Ben presto per Nemo la situazione diventa intollerabile,
al punto che il pesciolino, pur di dimostrare al padre
di essere in grado di condurre una vita normale nonostante
la pinna fortunata, si allontana nelle
acque profonde, viene intrappolato da un pescatore
subacqueo e finisce prigioniero nellacquario
di un dentista australiano.
Papà Marlin si lancia coraggiosamente al suo
inseguimento, ma per trovarlo dovrà egli stesso
vincere le proprie insicurezze, attraversando loceano
per arrivare allaltro capo del mondo: in questa
impresa verrà aiutato da una pesciolina in
cui si imbatte strada facendo, Dori, che soffre di
perdita di memoria a breve termine e si dimentica
continuamente dove sia e cosa stia facendo.
Il piccolo Nemo, da parte sua, riceve aiuto e conforto
dai pesci che incontra nellacquario: fra questi
Branchia, un pesce tropicale catturato dagli umani
dopo una vita vissuta in allinsegna del pericolo
e dellintensità, nonostante sia affetto
dalla medesima disabilità di Nemo. E
proprio lui a nutrire verso il pesciolino quella fiducia
che il papà, troppo apprensivo, non aveva saputo
riporre in suo figlio; è grazie a lui che Nemo
trova la forza di saltare fuori dallacquario,
andando incontro al padre e alla ritrovata libertà.
Il salvataggio, ovviamente, va a buon fine, e tutti
i pesci della storia si ritrovano felici e contenti
nel gran finale in stile Disney; ma la cosa più
importante è che Marlin si rende conto di aver
formulato una serie di giudizi sbagliati: nei confronti
di suo figlio, che riteneva incapace di condurre una
vita autonoma nonostante la malformazione che lo affligge;
nei confronti della smemorata Dori, che lui considerava
un peso, e che invece si rivela fondamentale per il
buon esito dellavventura; nei confronti di se
stesso, fino a quel momento troppo ansioso ed apprensivo
per affrontare la vita con la necessaria leggerezza.
Mentre
scorrevano i titoli di coda pensavo a quello che avrei
detto a mio figlio: immaginavo di raccontargli quanto
sia vero che anche le persone con disabilità
sono esseri umani capaci di percorrere la loro strada
in modo autonomo; quanto quelle persone possano essere
utili agli altri, se si riesce ad abbattere il pregiudizio
secondo il quale non possono costituire che un peso
e una preoccupazione; quanto spesso succeda, al di
là delle definizioni, che i disabili siamo
noi, i cosiddetti normali, talora vittime
dei nostri stessi limiti, che ci precludono la possibilità
di impiegare al meglio i mezzi di cui disponiamo.
Gli avrei voluto spiegare che tutti, proprio tutti,
a ben guardare, abbiamo una pinna fortunata
da qualche parte, e che aiutare ed essere aiutati
fanno parte dello stesso meccanismo, basato unicamente
sul rispetto e sulla fiducia nei confronti degli altri.
Poi,
proprio mentre stavo per aprire la bocca, mi sono
reso conto che la morale del cartone non era diretta
a mio figlio, ma a me. Mi sono alzato, sono andato
fino al frigorifero, ho tirato fuori due gelati e
ho chiesto a lui di spiegarmi il film che avevamo
appena guardato.
Ovviamente,
Andrea aveva già capito tutto da solo.
Alla
ricerca di Nemo, USA, 2003; titolo originale:
"Finding Nemo", casa di produzione: Disney-Pixar
*
Il testo è destinato alla pubblicazione sul
periodico quadrimestrale dellAIPD Sindrome
Down Notizie.
Torna
a pubblicazioni e interventi
|