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Intervista
al Gruppo Siblings pubblicata sul sito "Superabile",
portale Inail sulla disabilita' (www.superabile.it
), 10-10-2003 (alla pagina "in primo piano")
FRATELLI PER LA PELLE
Ragazzi e ragazze che
hanno in comune l’esperienza di un fratello o una
sorella con sindrome di Down. Si chiamano Siblings e organizzano
gruppi di auto-ascolto* in varie città italiane.
Non si tratta di una terapia, ma di parole, esperienze,
sentimenti espressi in libertà, con la consapevolezza
che chi ti ascolta sa bene di cosa stai parlando.
di Alessia Ripani
Un gruppo di ragazzi si ritrova un pomeriggio a casa di
uno di loro davanti a una bottiglia di vino e qualche stuzzichino.
Alcuni studiano, altri già lavorano, ma hanno trovato
comunque il tempo per vedersi e chiacchierare un po’.
Cominciano a parlare, passandosi la parola e intervenendo
sulle questioni sollevate dagli altri. Raccontano le loro
esperienze, confrontano le proprie vite, i propri sentimenti,
capiscono in questo modo che a parlarne si sta meglio. Non
sono alcolisti, vista la bottiglia, sono Siblings: fratelli
e sorelle di persone con sindrome di Down, riuniti in un
gruppo di autoascolto*.
“L’idea è
nata 7 anni fa – racconta Carla Fermariello, 27 anni,
tra i fondatori del gruppo Siblings (in inglese fratelli,
maschi e femmine) e consigliere dell’Aipd, l’Associazione
italiana persone down – grazie alla dottoressa Anna
Zambon, psicoterapeuta, esperta di questioni legate alla
sindrome di Down, che aveva avuto esperienza di gruppi simili
durante i suoi soggiorni in America, dove questo tipo di
realtà sono molto diffuse. A differenza, infatti,
dei paesi anglosassoni, dove l’attenzione ai familiari
delle persone con disabilità investe tutti i componenti
della famiglia, in Italia sono sempre e solo i genitori
che si associano e si organizzano per riuscire a rapportarsi
meglio con la persona disabile e per tutelare gli interessi
della persona stessa. I fratelli sono pressoché invisibili”.
Non una terapia di gruppo,
solo parole in libertà, stati d’animo e sentimenti,
per rivendicare uno “status”, quello di fratello,
che spesso non è preso in adeguata considerazione.
I Siblings si incontrano così, di tanto in tanto,
in una riunione libera e informale, in cui a ciascuno viene
data l'opportunità di raccontare cosa significa avere
un fratello o una sorella con sindrome di Down; quanto questa
circostanza abbia influenzato la loro vita, le loro scelte
lavorative e quelle sentimentali; quanto inciderà
sul loro futuro una volta che i genitori non ci saranno
più.
“All’inizio sono
stato incuriosito dalla novità – racconta Giulio
Iraci, 31 anni, anche lui tra i fondatori del gruppo Siblings
e membro del Consiglio direttivo della Fondazione italiana
verso il futuro (che opera nel campo del “Dopo di
noi”) – poi ne è nato un impegno: quello
di aiutare altri ragazzi a fondare gruppi di auto-ascolto*,
o auto-aiuto, come sono chiamati,
in altre città italiane. Il primo nucleo di Siblings
è nato a Roma [....]".
“È importante
– continua Carla, studentessa di giurisprudenza –
riuscire a parlare del proprio ruolo all’interno della
famiglia e accettare la responsabilità di un fratello
disabile, senza che questa diventi un peso. Spesso i genitori
tendono a proteggere gli altri figli, a tutelarli per non
coinvolgerli nei problemi dei fratelli, non riuscendo a
capire che la questione investe inevitabilmente ogni ambito
della loro vita, dalle amicizie, alle storie d’amore.
Aver provato vergogna di fronte ai compagni è un’esperienza
che si accetta e si supera meglio quando ci si accorge che
è normale, che non siamo i soli ad averla vissuta”.
L’attività dei
Siblings ha avuto un’impennata due anni fa, quando
i giovani hanno varato il loro sito internet dove sono pubblicate
anche molte testimonianze dirette e hanno inaugurato una
mailing list, lo strumento con cui le sorelle e i fratelli
si tengono in contatto e si scambiano opinioni, idee e informazioni.
La mailing list è stata creata più di due
anni fa e conta attualmente una cinquantina di iscritti.
Durante questo arco di tempo le sorelle e i fratelli si
sono spediti oltre 3.500 messaggi con le finalità
più svariate: dalla condivisione di situazioni di
disagio, al confronto su tematiche legate al mondo della
disabilità, fino al semplice tenersi in contatto
o concordare appuntamenti.
“Grazie a Internet
– racconta Carla – siamo stati raggiunti da
molti ragazzi che hanno esportato la nostra esperienza nelle
loro città”- “In più – dice
Giulio – è stato uno strumento utilissimo di
promozione della giornata del 12 ottobre dedicata alle persone
con sindrome di Down”.
La giornata nazionale dedicata
alle persone con sindrome di Down del 12 ottobre nasce,
in un certo senso, da un’iniziativa del febbraio 2002
ideata dai ragazzi del gruppo Siblings e intitolata “Una
spremuta di solidarietà”, nell’ambito
della quale sono state vendute nelle piazze italiane delle
arance. Il ricavato è andato all’Aipd. “Quest’anno
– dice Giulio – saranno distribuiti sacchetti
di minestre biologiche”.
(10 ottobre
2003)
* [gruppi di auto-aiuto,
ndr]
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