La nostra esperienza


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Il nostro codice

Non nascondo un fondo di tristezza quando leggo di questi rapporti tra voi e le vostre sorelle-vostri fratelli. Con Roberta questo tipo di confronto, in cui io racconti le mie esperienze, le mie paure, i miei timori, ricevendone consigli e sostegno, non è possibile. O meglio, non nei modi "convenzionali". In tanti anni di convivenza, ho/abbiamo imparato a comunicare: abbiamo costruito un nostro codice. Quando mi vede giù lei mi chiede "che c'hai? Che hai fatto?" e dopo averle raccontato con semplicità quali problemi io possa avere, lei mi risponde :"porella (poverino, usa sempre il femminile)!" o frasi del genere e poi mi accarezza e mi bacia. Non c'è posto per le parole, per i confronti... provo un certo fremito parlando di questo, perché, sebbene la nostra comunicazione sia muta, quella sua carezza delicata e amorevole, con quella manina quasi fosse velluto, mi conforta e mi riscalda il cuore e mi sembra che lei veramente mi capisca; sento che lei percepisce il mio stato d'animo, la mia afflizione, sento che mi ama e che lei avverte il mio amore... questo è il miracolo della comunicazione non verbale e non cognitiva, frutto di uno strano processo osmotico, in cui i sensi e i sentimenti passano attraverso i pori della pelle e ne senti tutto il calore. Credo che l'unico segreto sia quello di ascoltare... non con l'udito, il mondo meraviglioso che Roberta ha dentro.

A presto.

Massimiliano Loffredi

14 maggio 2002


 

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