Il nuoto

Sabato c’è il nuoto.

Il sabato mattina accompagno mio figlio Leonardo di 5 anni alla lezione settimanale di nuoto.
A me piace andare a nuoto, mi è sempre piaciuto sin da ragazzino. Non dico che tutta la
settimana aspetto che arrivi il sabato, però posso affermare con sicurezza che il sabato mattina, quando mi sveglio e realizzo che è il giorno del nuoto, avverto un certo qual senso se non di benessere certamente di soddisfazione.

Mi piace l’atmosfera che c’è in piscina: tubi colorati, costumi colorati, tavolette colorate, cuffie colorate, attrezzi colorati di ogni tipo, galleggianti colorati, il fondo azzurro con le gigantesche T blu; e poi si sente un allegro vociare fatto dalle chiacchere dei genitori, dalle chiacchere dei bambini, dalle istruzioni date dagli istruttori e, perché no, dal rumore dell’acqua ripetutamente colpita.

Mi porto sempre qualcosa da leggere, ma poi in realtà non leggo mai nulla e seguo (contento di essere lì) la lezione di Leonardo e dei suoi compagni di corso. Ogni tanto, dalla balconata riservata ai genitori, faccio qualche segno di incoraggiamento e approvazione, ma sempre con discrezione (e vergognandomi un po’); non voglio sembrare uno di quei papà che per lo sport mettono sotto pressione i figli sin da piccoli: credo che se a 5 anni si divertono e al contempo imparano un po’ di autodisciplina e curano il loro benessere psicofisico sia già tanto.

E così anche questa mattina mi sono portato un libro che non ho nemmeno aperto e mentre con un occhio guardavo la copertina e con l’altro cercavo di individuare Leonardo nella enorme piscina, mi è venuto in mente (chissà perché…) che in effetti anche mia sorella Maria Claudia (donna con sindrome di Down di 36 anni) da ragazzina per un po’ è andata a nuoto.

Io però in piscina non l’ho mai accompagnata; eppure da ragazzo la portavo in ogni dove: visite mediche, visite specialistiche, visite non specialistiche, sedute psicologiche, attività varie ed anche qualche festa di compleanno dei suoi compagni di scuola, ma a nuoto mai.

Lì c’era il problema dello spogliatoio delle signore dove io non potevo entrare, quindi l’accompagno era riservato a nostra madre, a nostra sorella Raffaella o a qualche baby-sitter.

E mentre stamattina, anziché leggere il mio libro, mi godevo l’atmosfera, pensavo che in realtà portare Maria Claudia in un posto come quello mi sarebbe davvero piaciuto e che il destino “cinico e baro” mi aveva assegnato una miriade di accompagni, ma quello no.

Tuttavia mi sono anche ricordato come da piccoli fare il bagno al mare insieme era la regola ed era molto divertente per entrambi.

Se non con la stessa frequenza del mare anche in piscina da noi spesso facevamo il bagno insieme; ora è una rarità e al mare ormai non capita più.

La prossima estate vorrei provare a invertire la tendenza, ma il problema è che siamo diventati tutti e due grandi, troppo grandi.

Federico Girelli